Il rilascio è uno dei momenti più importanti, se non “il” momento più importante nel Curling. Prendere la giusta mira, slidare diritti verso la scopa e con la forza giusta: quante volte ci abbiamo provato e quante volte ci siamo riusciti? Con il tempo, tanto tempo e tanto allenamento, il curler medio riesce a far proprie le sensazioni giuste e l’esercizio va a buon fine con una certa costanza; Non si contano le volte che un sasso tirato “a dolly” ha permesso di portare a casa la vittoria in una partita o addirittura in un torneo. Riuscirci spesso sembra meno complicato di quanto effettivamente è, perché – in fondo! – devo “solo” uscire “sulla scopa” e con la velocità giusta. O non basta?
Uno degli aspetti al quale si tende dare poca importanza durante il gioco è la quantità di rotazione che i giocatori imprimono al sasso; tale rotazione, il cosidetto “curl” o “handle”, è il principale responsabile del movimento dei nostri sassi ed a lui dobbiamo la caratteristica traiettoria semiellittica che i sassi effettuano durante il loro percorso lungo il rink.
Ai corsi vi sarà sicuramente stato insegnato che un sasso, da quando viene rilasciato a quando si ferma, deve ruotare su sé stesso almeno 3 volte (diciamo da 2.5 a 3.5 volte). Questo valore non viene citato a caso ma ha un suo fondamento scientifico, che si trova sulla superficie di contatto che il sasso ha con il ghiaccio. Se girate un sasso noterete che la superficie di contatto equivale ad una stretta banda di ca. 4-6mm di spessore, simile al fondo di un piatto. Il sasso scivola esclusivamente su questa superficie (“running surface” per usare il termine anglosassone) che è stata trattata appositamente dal produttore per essere più ruvida rispetto al resto del sasso. Un semplice passaggio con il dito rivelerà immediatamente questa peculiarità. Ciò che pochi sanno è che questa superficie, sia per diametro che per spessore, è stata specificatamente sviluppata per il numero di rotazioni indicato precedentemente, ovvero tra 2 e 4 – tirare un sasso da curling con meno (o più) rotazione significa in ultima analisi non utilizzare il prodotto per lo scopo per il quale è stato studiato! Pensateci prima del vostro prossimo tiro.
Quali sono però gli effetti avversi di una rotazione insufficiente oppure troppo elevata?
- Un sasso tirato con una rotazione insufficiente (o nulla) tenderà a curlare in modo assai imprevedibile: ammesso e non concesso che non “perda il curl”, come si dice in gergo, il sasso avrà la tendenza a prendere traiettorie molto più accentuate, o “andare di traverso” rispetto al rink. Qualora invece dovesse perdere il “curl”, il sasso inizierà a girare nel senso opposto e quindi curlare nella direzione opposta. Questa imprevedibilità può essere a volte anche utilizzata a proprio favore, ma saranno certamente maggiori le volte in cui ciò è negativo.
- Per contro, un sasso tirato con troppa rotazione scivolerà con minore attrito sul ghiaccio, con un effetto simile a quello dello sweeping, in quanto la superficie di contatto non riesce a “fare presa” sul pebble (in inglese si parla di “grab”): traiettoria più diritta e distanza maggiore rispetto al medesimo sasso lanciato alla stessa velocità con meno rotazione. Anche in questo caso la situazione può essere sfruttata a proprio favore, per esempio in occasione di take-outs che devono passare attraverso diverse guardie prima di impattare contro il sasso avversario; la maggior parte delle volte, invece, il troppo curl finirà per penalizzare il tiro perché – rispetto alla posizione della scopa – il sasso non curlerà con la necessaria gradualità che lo skip aveva in mente quando ha abbassato la scopa per dare il ghiaccio.
In entrambi i casi il risultato non è quello desiderato, ovvero un tiro riuscito secondo le indicazioni date dallo skip.
Come fare dunque per ottenere il numero di rotazioni che il produttore dei sassi ha previsto? È sufficiente regolare la quantità di rotazione impressa al sasso al momento del lancio, osservando attentamente la posizione dell’handle prima, durante e subito dopo il rilascio. Iniziare lo sliding con l’handle in posizione “ore 4” oppure “ore 8” e rilasciarlo sempre in posizione “ore 6” prima della hog-line garantisce di per sé che la rotazione avvenga in modo uniforme ed il sasso farà ciò per il quale è stato sviluppato e prodotto. Il risultato? Tiri più consistenti e più precisi, più facili da leggere per lo skip e – di conseguenza – di maggiore successo. Sarete in grado di fare più sassi con il medesimo sforzo, e questa volta saprete anche perché.
Provate anche voi, in allenamento a contare il numero di rotazioni del vostro sasso: vi accorgerete subito dell’effetto benefico che la rotazione ha sulla riuscita del tiro stesso! Un piccolo accorgimento (o un piccolo adattamento), dal grande impatto sulle nostre performance.
Fonte: Bill Tschirhart’s blog – The Paint Can & the Screw Driver
Traduzione: Fabrizio Albonico

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